Stampa 3D: dove eravamo rimasti?

Le nuove tecnologie si stanno sempre più democratizzando, diventando man mano accessibili a tutti: tra le innovazioni più discusse in questi ultimi anni, quella che occupa sicuramente un ruolo di primo piano è la stampante 3D. Un’invenzione rivoluzionaria, tanto che alcuni sono arrivati persino a descriverla come simbolo di una terza rivoluzione industriale, come l’elemento che potrebbe farci fare il salto di qualità da semplici fruitori a creatori di manufatti (maker).

Riassumendo brevemente, la tecnica di stampa 3D consente di riprodurre veri e propri oggetti tridimensionali attraverso un procedimento definito additivo, che sovrappone cioè strati di materiale successivi (tipicamente polimeri termoplastici, ma anche resine e polveri di metalli); l’utente non deve far altro che impostare a computer un modello elaborato digitalmente (creato con software grafici appositi o con una scansione tridimensionale), dopodiché sarà la macchina, grazie ad un unico processo produttivo, a ricreare il manufatto mostrato a video.

Come accennavo all’inizio, anche questo tipo di tecnologia si sta pian piano rendendo accessibile anche alle tasche dei consumatori (una macchina “base” costa ora poco più di un normale PC): una commercializzazione progressiva che ha portato questi modelli nelle case di tutti gli appassionati (designers, architetti, artigiani). Stanno inoltre vedendo la luce in questo periodo anche le prime community online di makers, tra queste 3D Hubs, piattaforme virtuali che mettono in contatto makers e compratori; una sorta di canale e-commerce destinato solo a questo tipo di attività!

stampante 3D di cioccolato

Un utilizzo originale e “culinario” della tecnologia di 3D printing – Robots In Gastronomy

Il lato oscuro della prototipazione rapida

A fronte degli innumerevoli benefici che questa innovazione ha apportato e sta apportando, molti addetti ai lavori hanno però iniziato a mettere in guardia e a frenare subito gli entusiasmi dovuti all’approdo sul mercato di massa di questa tecnologia, sottolineando soprattutto i potenziali effetti negativi derivanti dal possesso di un simile macchinario:

  • in primo luogo, una commercializzazione di massa di stampanti “consumer” potrebbe avere un impatto devastante sulla proprietà intellettuale e sull’economia, portando a contese sul rispetto del copyright; alcuni hanno parlato di un rischio “Napsterizzazione del settore” e recentemente il tema è stato al centro di un dibattito a New York (Inside 3D Printing Conference)
  • in secondo luogo, non è poi troppo remota la possibilità che alcuni individui decidano di fabbricarsi in casa pistole o fucili, bypassando così del tutto le normative in materia di possesso di armi da fuoco

Molto illuminante in tal senso un video-documentario che ho trovato sul portale svizzero di informazione swissinfo.ch: Prototipazione rapida – “arma” a doppio taglio

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