Da #justmymoney a #coglioneno: rivendicazioni virali dei creativi italiani

Viral Communication

Il fenomeno virale che ha raccolto più consensi in rete in queste ultime settimane – in termini di condivisioni e apprezzamenti – è senza ombra di dubbio quello relativo alla campagna #CoglioneNo: una campagna video di sensibilizzazione in difesa dell’attività dei creativi italiani, una categoria di lavoratori troppo spesso bistrattata e talvolta non remunerata a sufficienza per i servizi prestati; un grido di rabbia e disperazione levatosi forte dalla voce di tre giovani videomakers (dell’agenzia Zero Pirate Videomakers), i quali, in modo ironico e anticonvenzionale, rivendicano maggiore tutela e rispetto verso il lavoro creativo.
Una mini-serie in tre parti molto originale, che riesce insieme a strapparci un sorriso e a farci riflettere su una questione così delicata; serie che ha sollevato all’interno della blogosfera e delle diverse web communities spunti e riflessioni interessanti tra gli addetti ai lavori, raccogliendo anche qualche voce “fuori dal coro”. Ecco uno dei 3 video:

Un messaggio di sensibilizzazione dalla portata virale elevata, affinché il tessuto imprenditoriale prenda coscienza del problema denunciato nei filmati e arrivi così a trarre due importanti conclusioni: il creativo è un lavoratore e come tale va remunerato per le sue prestazioni; ma ancora di più: il creativo è un professionista nel suo settore – alla pari di medico, un avvocato o un commercialista. Non è un hobby il suo, ma un mestiere a cui dedica quotidianamente ingenti risorse e sacrifici, rischiando in prima persona, pertanto è buona prassi non sminuirne continuamente l’operato. Le frasi e le dichiarazioni che coinvolgono fantomatici nipoti/cugini/amici del cliente di turno sono ormai cimeli da museo delle cere, leggende con tasso di credibilità pari a zero.

Intorno a questo argomento, molto sentito nel mondo freelance, alcune agenzie hanno già puntato la propria strategia di comunicazione. Ho rintracciato due casi esemplari, divenuti anch’essi in breve tempo dei fenomeni virali sul web.

Il primo caso riguarda l’astuta trovata di un webdesigner di Udine – Fulvio Romanin – il quale ha pensato di collegare volutamente all’immagine della propria agenzia un portale web ricco di luoghi comuni, frasi iperboliche e parodie dei peggiori clienti che un professionista della comunicazione potrebbe mai avere. Giocando sulla contrapposizione professionista creativo – improvvisatore, ne è nata un’idea esilarante che ha portato, di riflesso, benefici in termini di visibilità e posizionamento anche al sito della “vera” agenzia di comunicazione

immagine divertente sito web gratis

“PERCHE’ PAGARE TANTO, 400 EURO PER UN SITO? PERCHE’ DISTURBARE A TUO CUGINO PER 50 EURO? IL SITO INTERNET TE LO FACCIAMO GRATIS!!!! NOI”

questa è solo una delle tante esilaranti perle estrapolate dalla homepage del sito www.sitowebgratuito.com. Scrollando la pagina, soltanto in prossimità del footer si riesce a capire qualcosa in più circa l’autore e il senso di un simile obbrobrioso progetto; compare infatti una scritta rassicurante – “se invece pensate che la vostra comunicazione meriti qualcosa di più..” – cliccando la quale si viene reindirizzati al sito di riferimento del vero professionista, Fulvio Romanin per l’appunto.

Un altro caso esemplare di questi ultimi mesi, che ha puntato ancora una volta i riflettori sulla scarsa considerazione verso il lavoro creativo (ma in chiave decisamente meno ironica) si riferisce al polverone scatenato dalla coraggiosa azione di un giovane sviluppatore web – Giuseppe De Napoli – titolare della web agency Creorin di Cosenza. Il ragazzo aveva effettuato dei lavori per conto di un’agenzia di comunicazione (Agitmedia Srl), tuttavia il cliente tardava nel pagamento da diversi mesi, adducendo sempre scuse diverse al solo scopo di prendere tempo. Il risultato? Questa ormai nota vendetta mediatica:

scontro tra agitmedia e De Napoli

L’oscuramento del sito del cliente e la creazione di un hashtag apposito – #justmymoney – come parte di una strategia irriverente volta a denunciare pubblicamente e una volta per tutte la questione dei mancati pagamenti e la mancanza di serietà e rispetto da parte di certi committenti. In poche ore la campagna dedicata agli insoluti fa il giro del web, e Giuseppe diventa un paladino per tutti quei professionisti sfruttati e non remunerati. Il caso risale a Giugno e, a onor del vero, nei giorni successivi in molti hanno avanzato il dubbio che quest’azione fosse in realtà una messinscena pubblicitaria, una trovata di marketing per spostare l’attenzione sull’agenzia del professionista, più che una reale ritorsione dovuta alla rabbia; a smentire però questa ipotesi, un portale ha pubblicato poche settimane fa un’intervista fatta al giovane web designer, a 6 mesi di distanza dai fatti.

Fenomeni virali forti, irriverenti e controcorrente, talvolta persino ai limiti della legalità (come nel caso del giovane cosentino), tutti nati da una comune esigenza da parte di alcuni lavoratori di urlare al mondo il proprio disagio e di farlo tuttavia in maniera creativa e proattiva: scegliendo cioè registri comunicativi in grado di lasciare il segno, di far parlare anche a distanza di tempo… nella speranza che possa finalmente cambiare qualcosa.

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