L’ultima indagine IASP sui Parchi Scientifici Tecnologici nel mondo

IASP (International Association of Science Parks), ovvero l’organismo internazionale che rappresenta i parchi scientifici tecnologici nel mondo, a cadenza regolare effettua delle survey tra i suoi 388 membri per far luce sullo stato dell’arte e sui trend relativi alle dinamiche di questo settore di business.

I risultati dell’indagine sono inseriti in un report dettagliato che viene rilasciato su richiesta, sebbene il sito ufficiale di IASP ci fornisca un primo “assaggio” attraverso alcuni grafici interessanti; un resoconto nel quale l’organizzazione rende noti dati e statistiche circa la situazione di queste particolari strutture capaci di attirare innovazione e ricerca, in grado di stimolare lo sviluppo di nuove attività e di favorire in generale la crescita economica del tessuto sociale nel quale si trovano inserite.

Vediamo insieme gli esiti dell’ultima indagine effettuata attraverso un’infografica che ho realizzato personalmente, estrapolando i dati più salienti divulgati dall’associazione.

parchi scientifici tecnologici

  1. Gli incubatori di startup e i centri di ricerca sono i due hub principali che troviamo nella stragrande maggioranza dei parchi (rispettivamente nel 91,6 e nel 80,7%)
  2. I Parchi Scientifici Tecnologici sono un fenomeno sempre più “urbano“: un trend che cresce anno dopo anno, soltanto il 5,9% delle strutture è situato infatti in zone periferiche o di campagna
  3. Per quanto riguarda il grado di specializzazione, quasi la metà di essi (47,1%) sceglie di restare generalista e  di non concentrarsi solo uno tipo di settore tecnologico; solo il 18,4% decide di focalizzarsi su un ambito specifico. In ogni caso, quasi la totalità di queste organizzazioni seleziona le società che possono accedere agli spazi e ai servizi erogati
  4. Domina il settore pubblico: il 54% circa sono iniziative statali, sebbene vi sia da segnalare un incremento nell’interessamento dei privati, che cercano di entrare nella proprietà delle strutture, tramite quote di partecipazione più o meno alte e in partnership “miste” formate da pubblico e privati.

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