Project Jacquard: Google porta gli wearables al livello successivo

Gli smartwatch sono già il passato. Questo forse devono aver pensato per un attimo gli spettatori dell’ultima conferenza annuale di Google per gli sviluppatori web – la GOOGLE I/O – dove la società statunitense, oltre a presentare il nuovo sistema operativo Android M e altre diverse novità nei suoi prodotti, ha accennato inoltre di stare lavorando a dei progetti sperimentali nel campo dell’internet of things e degli wearable, due tra i fronti più “caldi” del panorama hi-tech odierno.

Google I/O 2015

Gli oggetti connessi a internet, stando ad alcune stime, entro il 2020 saranno più di 20 miliardi: 20 miliardi di device che potranno dialogare e interagire tra loro, migliorando (si spera almeno) la vita all’utente. Dal palco della Google I/O sono state annunciate diverse nuove soluzioni in questo senso, a prima vista rivoluzionarie: Brilllo, una piattaforma innovativa per la IoT; Project Soli, prototipo hardware sperimentale sviluppato dal team ATAP (Advanced Technologies and Products) che con una tecnologia radar consente di controllare i dispositivi usando i gesti delle dita; infine, Project Jacquard.

Google Project Jacquard, altra grande sfida di quei visionari di ATAP, promette di far parlare a lungo di sé nei mesi a venire, poiché da quanto appreso si tratterebbe di uno dei primi esempi concreti di “vestito connesso”. In sostanza l’idea consiste in un sensore touch che, inserito all’interno del tessuto di un indumento, sarebbe in grado di riconoscere i movimenti delle nostre dita e ci permetterebbe di trasmettere degli “input” direttamente ai nostri dispositivi digitali.

Project Jacquard

credits: techradar.com

Il nostro pantalone, o la nostra giacca, potranno diventare così una sorta di “schermo aggiuntivo”, grazie al quale potremo controllare e interagire con tablet o smartphone. Evoluzione tecnologica inutile? Ora non è possibile fare previsioni. D’altro canto – i detrattori sono sempre pronti a ricordarlo – abbiamo visto come non sempre le invenzioni della società americana riescano a spiccare il volo con facilità (si pensi al flop dei Google Glass); in quel frangente, neppure un accordo con il colosso dell’occhialeria Luxottica si era dimostrato sufficiente a dare un appeal commerciale all’innovazione… in questo caso sarà Levi’s a collaborare per la realizzazione del prodotto: vedremo se il destino di Project Jacquard sarà più fortunato.

Insomma, con una mossa del genere Google non si limita più a sviluppare wearable, tecnologie indossabili, il suo chiaro intento ora è quello di mettersi letteralmente “nei nostri panni”, proponendoci nuovi modalità nell’utilizzo dei dispositivi. È anche vero che finora, al termine “wearable” eravamo soliti associare alcuni device specifici, come gli occhiali connessi o gli smartwatch. Forse i più entusiasti potevano già intuire l’estendersi dei sensori ad altri tipi di accessori, ma credo che in pochi avrebbero scommesso a questo punto sull’intenzione di Google di rendere intelligenti anche i tessuti che indossiamo ogni giorno.

D’altronde non deve stupire: Big G riesce sempre a sorprendere il suo pubblico; il suo sforzo sul fronte dell’innovazione continua – e su più ambiti in contemporanea – si rivela inarrestabile. E l’innovazione, si sa, incrementa gli utili e il vantaggio competitivo.

 

 

 

 

 

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