Altolà: il coding non fa per voi!

uomo che sviluppa codice

Qualche tempo fa (è vero, tanto tempo fa, dovete perdonarmi ma in questo ultimo anno causa impegni di vario tipo ho un pochino trascurato il blog su cui sto postando) scrivevo di come la programmazione – o coding – fosse l’alfabeto di questo nuovo secolo digitale e iperconnesso, e di come una nuova “alfabetizzazione” in tal senso fosse indispensabile, imprescindibile.

In effetti, da più parti si continuava, e si continua, a recitare questa formula come un mantra: democratizzare l’insegnamento dello sviluppo di codice per incentivare la crescita del tessuto economico e quindi lo sviluppo della società nel suo complesso. Nel frattempo in tutto il mondo si è formato un vero e proprio movimento teso a promuovere una “cultura dello sviluppo di codice”, e la materia è entrata persino nel programma di insegnamento di molte scuole elementari e istituti scolastici.

Coding Group

Photo by Flickr

Eppure, per intraprendere il percorso che conduce al progresso e all’evoluzione dell’umanità occorre davvero che tutti imparino a programmare? Questa skill è davvero così fondamentale per la forza lavoro che verrà? Un “contromovimento” sta tentando di scardinare questa convinzione che si è fatta strada negli ultimi anni.

In particolare, un articolo dal titolo provocatorio apparso su Techcrunch lo scorso maggio, ripreso più volte dagli addetti del settore, mira a far riaprire gli occhi su una realtà fino ad oggi troppo romanzata e influenzata dal mito della Silicon Valley, dove per esempio si crede a torto di poter cambiare vita e lavoro da un giorno con l’altro, di poter avviare una startup di successo semplicemente imparando una nuova competenza o frequentando un MOOC online.

tastiera

Verità nascoste dietro al mito

La realtà è ben diversa, come prevedibile. In particolare l’autore del pezzo, Basel Farag, mette in luce tutte le sue perplessità relative a questo fenomeno: in primis, il gap esistente (e difficilmente mascherabile) tra un vero professionista, spesso con studi ingegneria alle spalle e chilometri di codice digitati, e un “improvvisato” che si definisce programmatore solo perché ha imparato un linguaggio di sviluppo; è una professione che va affrontata invece con la massima serietà ed umiltà.

L’opinione pubblica presenta poi il contesto nel quale opera il coder come un reame dorato, caratterizzato da elevati guadagni, forte potere contrattuale, abbondanza di offerte di lavoro e privilegi di ogni tipo. In realtà è esattamente l’opposto: il programmatore è infatti molto spesso un lavoratore iper-stressato, frustrato a causa di ritmi di lavoro faticosi e dettati da scadenze rigide, conduce una vita di sacrifici e rinunce.

Perché mai dunque – si chiede Farag – uno dovrebbe mai consigliare a qualcun altro di lanciarsi in un ramo simile? Un conto è la passione e la voglia di imparare che spinge ventenni o neodiplomati desiderosi di intraprendere una carriera da zero, ma come la mettiamo con i quarantenni con una famiglia da mantenere, bollette e spese da pagare a fine mese? Non è quel mondo facilmente accessibile a tutti che la narrazione moderna sul digitale ci sta presentando, insomma.

programmer woman

Questo smisurato entusiasmo è anzi deleterio anche per il business stesso, in quanto aumenta sensibilmente la competitività nel settore e fa crescere le attese da parte del mercato, che appunto considera quella del programmatore come una mansione che tutti possono svolgere con un minimo di preparazione, pretendendo dunque che si dimezzi il tempo necessario allo sviluppo di un app o di un software. Tutto ciò, naturalmente, a scapito del livello di qualità del prodotto finale.

In conclusione, è chiaro che quella del coding sia attualmente una skill importante, che verrà sempre più ricercata dai datori di lavoro e non solo. Una competenza chiave in tanti ambiti, vista la fase di digitalizzazione che stiamo vivendo, ma una competenza che non ha proprio bisogno di alcuna “idealizzazione”: non si può, insomma, spingere tutti a trasformarla in una professione, soprattutto quando il rischio di improvvisazione è davvero elevato.

Come in altri campi, anche nella programmazione web e di software il successo è un risultato dato da un mix di inclinazione, studio, sacrifici, errori e nuovi tentativi accumulati in anni e anni di esperienza; un percorso quasi obbligato da sperimentare, prima di potersi definire davvero professionista.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...