SEO e Content Marketing – un’infografica davvero utile!

Pubblicata da Blogmost, questa infografica illustra i modi migliori per combinare il Content Marketing alla SEO, sfruttando i servizi online più popolari, suddivisi in una serie di categorie diverse.

Fonte: http://infografiche.com/risorse/lista-seo-content-marketing/

Questione di... Social!

Come viene ben illustrato nell’articolo di Daniela Caracciolo su Infografiche.com, questa infografica mostra gli strumenti per combinare il Content Marketing alla SEO. Si tratta di una lunga lista in cui vengono elencati i servizi online più popolari, suddivisi in una serie di categorie diverse.

Pubblicato da Blogmost, è intesa come un punto di riferimento per il marketing per aiutare a pianificare le proprie strategie di contenuti.

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L’alfabeto del ventunesimo secolo? That’s coding!

Molto più di una semplice skill, molto più di un requisito chiave per la ricerca di un posto di lavoro (che avrà sempre più peso più in futuro): la programmazione – o codingsecondo alcuni diventerà addiritttura l’alfabeto del XXI secolo.

We think of programming as literacy for the 21st century” (Zach Sims, Ceo di Codecademy)

I segnali non sembrano di fatto smentire tale dichiarazione, visto che, da un lato, in molte scuole elementari hanno deciso di introdurre la scrittura di codice come materia di studio obbligatoria, e le spinte alla diffusione di questa cultura nei più piccoli non mancano (One our of code o Coder dojo, solo per citarne alcuni). Dall’altro lato sembra sia in corso, sul web e sugli altri mezzi di comunicazione, una sorta di processo di sensibilizzazione verso l’apprendimento della disciplina, oggi sentita come indispensabile per tutti i futuri operatori dell’ambito digital.

È in questa direzione, per esempio, che si è mossa code.org, un’organizzazione no profit americana nata nel gennaio 2013 il cui obiettivo è incoraggiare le persone, gli studenti e le scuole ad avvicinarsi in modo deciso al mondo della programmazione. Il sito web dell’associazione contiene lezioni gratuite e testimonianze “di peso” sull’argomento. Ecco il video promozionale:

Su questa scia, e sfruttando il grande interesse riscosso dai linguaggi di sviluppo, sono nati in questi anni tante startup e tante iniziative volte a istruire e a diffondere il più possibile la conoscenza di questa materia. Iniziative e progetti di diverso tipo, più o meno pratici e rivolti a differenti target. Proprio su queste due linee di si è vista la maggiore differenziazione; ce n’è davvero per tutti i gusti, i servizi elencati di seguito sono solo alcuni dei più celebri:

Codecademy – probabilmente il più noto tra tutti i servizi; una web app interattiva, fatta di lezioni e di esercizi, con cui imparare la sintassi e il funzionamento di vari linguaggi di programmazione, da HTML a CSS, fino a PHP e JavaScript. Prevede il superamento di alcuni livelli e si caratterizza per un linguaggio “smart”, a tratti ironico; la filosofia del learn by doing è insita nello spirito dei suoi founder.

codecademy

credit: indexventures.com

Code Avengers – simile, per metodologia operativa e per interattività a Codecademy, questa piattaforma di insegnamento online (sviluppata da un team neozelandese) ha deciso di lavorare e investire molto sul design del prodotto e su un ottimo livello di user experience, rendendo l’applicazione intuitiva e le istruzioni degli esercizi più comprensibili.

The Women’s Coding Collective – come il nome fa intuire, si tratta di una community interamente dedicata al pubblico femminile; in particolare, il sito punta a sanare quel gap di genere, ancora molto forte, per quanto riguarda le competenze di web developing. Oltre ad uno spazio di discussione e di scambio dei feedback, il portale offre anche dei corsi di introduzione ai linguaggi HTML, CSS, Javascript e PHP.

logo wcc

Codebabes – ha fatto molto discutere questo metodo di insegnamento del coding a dir poco “alternativo”: il percorso di apprendimento dei vari linguaggi, anche qui, è basato sul superamento di alcuni step; la sola differenza è che, per motivare gli utenti (uomini) all’obiettivo, ad ogni test superato un’insegnante donna toglierà un vestito. Lo spogliarello, l’elemento sexy che dà un taglio irriverente e sicuramente originale al prodotto (tanto da far credere a molti che si tratti di un fake architettato per attirare click e visibilità).

Dalle critiche di sessismo piovute su quest’ultimo servizio ha avuto terreno fertile anche una versione satirica di Codebabes, una parodia “al femminile” in questo caso: Codedicks.

Anche in questo campo, le risorse offerte dal web sono pressoché infinite; sta a noi avere la lungimiranza, la giusta determinazione ma soprattutto la volontà di apprendere qualcosa di nuovo. Un nuovo processo di alfabetizzazione è partito.

 

Anche Facebook avrà un network per l’advertising da mobile

Non è solo sulla bocca di tutti, è ormai un dato confermato da quasi tutte le rilevazioni statistiche: i dispositivi mobili si stanno impadronendo del mercato online e tecnologico.

In alcuni paesi, addirittura (in Cina o in molti paesi emergenti, ad esempio), il sorpasso sui PC – desktop e portatili – è già avvenuto da tempo. Conseguentemente aumentano anche le ricerche in rete fatte dagli utenti attraverso questi device, e cresce quindi anche l’interesse commerciale di inserzionisti e digital company verso questi canali, sempre più appetibili in funzione degli investimenti pubblicitari.

rilevazione Gartner

credit: gartner.com

Dopo i recenti aggiornamenti di Google al suo sistema AdMob, la piattaforma di mobile advertising con cui è possibile pubblicizzare le app nelle ricerche Google da smartphone e tablet, e con la concorrenza in parallelo di Yahoo e di Apple (iAd), Facebook ha deciso che non starà a guardare, ma anzi andrà ad aggredire con decisione anche questa nicchia di mercato; questa volta non acquisirà però una startup specializzata nel settore, realizzerà piuttosto “in casa” una creatura tutta sua, con la quale poter gestire la pubblicità su tutti i device mobili: a giorni, infatti, la società di Menlo Park lancerà la sua piattaforma di mobile advertising.

La conferma ufficiale avverrà molto probabilmente nel corso di una conferenza per sviluppatori che si terrà a San Francisco a fine mese, la F8.

mobile advertising

credit: blog.apptopia.com

La novità? Sembra che il network proprietario per le ads che ha in mente Zuckerberg si svilupperà al di fuori del social network, si tratterà pertanto di una piattaforma a sé stante, esterna, che potrà essere sfruttata per posizionare annunci pubblicitari sui diversi siti e sulle applicazioni dei device mobili. Inizialmente partirà, in modalità sperimentale, assieme a un numero limitato di partners, andando poi via via a coprire gruppi sempre più ampi.

Cosa può aver spinto la società a scegliere questa soluzione? A mio avviso due potrebbero essere le motivazioni:

  1. Lo slancio competitivo; oltre ai già citati esempi di Google, Yahoo e Apple, non dimentichiamo che anche Twitter si è mossa lo scorso anno per la realizzazione di una piattaforma di mobile ads esterna (tramite l’acquisto di una startup professionista nel settore, MoPub); è probabile che le strategie rivali abbiano quindi spinto l’azienda a stringere i tempi e ad elaborare un proprio prodotto, in modo da poter competere ad armi pari anche su questo fronte.
  2. Raddoppiare i ricavi pubblicitari. I numeri della pubblicità da mobile hanno generato finora numeri oltremodo fiorenti per la società di Menlo Park: addirittura 1,24 miliardi di dollari nel quarto trimestre 2013 (record assoluto per il social network). Sebbene il livello di liquidità goda di buona salute, l’azienda è alla continua ricerca di nuove e differenti forme di entrate finanziarie, specie dall’entrata in borsa nel maggio 2012. La consapevolezza della propria forza commerciale, unitamente alla voglia di cavalcare l’onda del momento positivo, hanno fatto il resto.

L’ultima indagine IASP sui Parchi Scientifici Tecnologici nel mondo

IASP (International Association of Science Parks), ovvero l’organismo internazionale che rappresenta i parchi scientifici tecnologici nel mondo, a cadenza regolare effettua delle survey tra i suoi 388 membri per far luce sullo stato dell’arte e sui trend relativi alle dinamiche di questo settore di business.

I risultati dell’indagine sono inseriti in un report dettagliato che viene rilasciato su richiesta, sebbene il sito ufficiale di IASP ci fornisca un primo “assaggio” attraverso alcuni grafici interessanti; un resoconto nel quale l’organizzazione rende noti dati e statistiche circa la situazione di queste particolari strutture capaci di attirare innovazione e ricerca, in grado di stimolare lo sviluppo di nuove attività e di favorire in generale la crescita economica del tessuto sociale nel quale si trovano inserite.

Vediamo insieme gli esiti dell’ultima indagine effettuata attraverso un’infografica che ho realizzato personalmente, estrapolando i dati più salienti divulgati dall’associazione.

parchi scientifici tecnologici

  1. Gli incubatori di startup e i centri di ricerca sono i due hub principali che troviamo nella stragrande maggioranza dei parchi (rispettivamente nel 91,6 e nel 80,7%)
  2. I Parchi Scientifici Tecnologici sono un fenomeno sempre più “urbano“: un trend che cresce anno dopo anno, soltanto il 5,9% delle strutture è situato infatti in zone periferiche o di campagna
  3. Per quanto riguarda il grado di specializzazione, quasi la metà di essi (47,1%) sceglie di restare generalista e  di non concentrarsi solo uno tipo di settore tecnologico; solo il 18,4% decide di focalizzarsi su un ambito specifico. In ogni caso, quasi la totalità di queste organizzazioni seleziona le società che possono accedere agli spazi e ai servizi erogati
  4. Domina il settore pubblico: il 54% circa sono iniziative statali, sebbene vi sia da segnalare un incremento nell’interessamento dei privati, che cercano di entrare nella proprietà delle strutture, tramite quote di partecipazione più o meno alte e in partnership “miste” formate da pubblico e privati.

Schema.org: un formato markup da esplorare in chiave SEO

In questo mio nuovo post parlerò un po’ di SEO: pur non essendo un professionista assoluto in materia – mi sto addentrando a piccoli passi in questo vastissimo mondo (e in questo percorso di apprendimento devo ringraziare soprattutto i magnifici corsi offerti dal team di Ninja Academy) – essa rappresenta una pedina fondamentale all’interno di una strategia integrata di web marketing. Altrettanto fondamentale, quindi, per un aspirante professionista del settore è impararne i paradigmi e, se possibile, fare tanta tanta pratica!

Ma la SEO e l’analisi del posizionamento, sebbene distanti dall’ambito della programmazione e del web developing, richiedono tuttavia basi teoriche, o un minimo di conoscenza dei linguaggi di Markup (in particolare dell’HTML), se non altro perché buona parte degli interventi di miglioramento “on-site” prevedono operazioni di ottimizzazione proprio sul codice sorgente della pagina, che dovrà essere il più pulito possibile agli “occhi” del motore di ricerca; inoltre, oggi, quello del Seo Strategist è un ruolo trasversale, che deve saper interfacciarsi alla perfezione sia con gli sviluppatori/web designer che con le funzioni marketing di un’azienda.

Html coding

Tra le azioni di ottimizzazione di una pagina che vengono proposte in tutte le principali guide relative all’argomento vi è quella di favorire l’implementazione dei dati strutturati nei risultati organici della SERP attraverso l’utilizzo del format di marcatura Schema.org.


logo di schema.org

Ma cos’è esattamente Schema.org? 

Un progetto nato dagli sforzi dei più grandi colossi nei motori di ricerca (Google, Microsoft e Yahoo) allo scopo di creare un linguaggio unico, condiviso e standardizzato con cui poter aggiungere meta-informazioni ai contenuti dei siti: una sorta di “vocabolario” di microdati attraverso il quale è possibile arricchire di informazioni supplementari le nostre pagine web. Pensiamo ad esempio ai rich snippets: ovvero quelle righe di testo che corredano talvolta alcune ricerche all’interno della SERP (e che arricchiscono i risultati di contenuti aggiuntivi quali recensioni, prezzi, prodotti offerti o foto).

richsnippet ricette

I Rich Snippets hanno la funzione di restituire informazioni il più possibile dettagliate a quegli utenti che eseguono una ricerca con query specifiche: cercano insomma di contestualizzare al massimo un termine ricercato; dal momento che aiutano l’utente a valutare il grado di pertinenza con il tipo di ricerca effettuata, la loro presenza di solito genera una risposta positiva, che equivale a un maggior numero di clic (elevato tasso di CTR). Vengono creati da Google in automatico, in base alla “lettura” effettuata dallo spider sul contenuto del linguaggio markup inserito nella sorgente delle nostre web pages.
Nell’ottica futura di un web semantico, grazie al quale sarà possibile interrogare i motori di ricerca in maniera molto più evoluta, risulta essenziale etichettare determinati dati e trasformarli in “informazioni semantiche”, aiutando lo spider a interpretare al meglio i contenuti del nostro sito e a generare così nuovi rich snippets nelle SERP.

schema.org esempio codice

Porzioni di sintassi di Schema.org

A mio avviso, principalmente sono tre i motivi che rendono Schema.org un tema caldo oggi, da approfondire a fondo in futuro

  1. come detto, Schema.org è un formato frutto di un accordo tra tutti i “big player” dei search engines: ciò significa che i principali motori di ricerca stanno convergendo verso un linguaggio comune (le alternative sono rappresentate dai microformati e dai RDFa) e si stanno adoperando al meglio affinché i propri spider riescano a leggere velocemente i tag di marcatura scritti con tale sintassi
  2. con la progressiva confluenza verso un unico standard, non si creerebbe più alcuna confusione tra i diversi formati markup (e conseguentemente si eviterà di incorrere in possibili penalizzazioni); inoltre, fattore non di poco conto, anche per i SEO analyst potrebbe diventare molto più immediato analizzare e perfezionare i tag relativi ai rich snippets dal codice sorgente delle pagine web
  3. ad oggi, certo, i rich snippets non concorrono ancora al posizionamento di un sito web (o perlomeno non vi sono prove tangibili in questo senso): sono più che altro funzionali per l’utente, in quanto arricchiscono di contenuti e di dettagli i risultati della SERP; e se un domani potessero trasformarsi in un rilevante fattore di posizionamento?
    Insomma: meglio farsi trovare preparati… e iniziare a sfogliare le pagine di questo “vocabolario”

Da #justmymoney a #coglioneno: rivendicazioni virali dei creativi italiani

Viral Communication

Il fenomeno virale che ha raccolto più consensi in rete in queste ultime settimane – in termini di condivisioni e apprezzamenti – è senza ombra di dubbio quello relativo alla campagna #CoglioneNo: una campagna video di sensibilizzazione in difesa dell’attività dei creativi italiani, una categoria di lavoratori troppo spesso bistrattata e talvolta non remunerata a sufficienza per i servizi prestati; un grido di rabbia e disperazione levatosi forte dalla voce di tre giovani videomakers (dell’agenzia Zero Pirate Videomakers), i quali, in modo ironico e anticonvenzionale, rivendicano maggiore tutela e rispetto verso il lavoro creativo.
Una mini-serie in tre parti molto originale, che riesce insieme a strapparci un sorriso e a farci riflettere su una questione così delicata; serie che ha sollevato all’interno della blogosfera e delle diverse web communities spunti e riflessioni interessanti tra gli addetti ai lavori, raccogliendo anche qualche voce “fuori dal coro”. Ecco uno dei 3 video:

Un messaggio di sensibilizzazione dalla portata virale elevata, affinché il tessuto imprenditoriale prenda coscienza del problema denunciato nei filmati e arrivi così a trarre due importanti conclusioni: il creativo è un lavoratore e come tale va remunerato per le sue prestazioni; ma ancora di più: il creativo è un professionista nel suo settore – alla pari di medico, un avvocato o un commercialista. Non è un hobby il suo, ma un mestiere a cui dedica quotidianamente ingenti risorse e sacrifici, rischiando in prima persona, pertanto è buona prassi non sminuirne continuamente l’operato. Le frasi e le dichiarazioni che coinvolgono fantomatici nipoti/cugini/amici del cliente di turno sono ormai cimeli da museo delle cere, leggende con tasso di credibilità pari a zero.

Intorno a questo argomento, molto sentito nel mondo freelance, alcune agenzie hanno già puntato la propria strategia di comunicazione. Ho rintracciato due casi esemplari, divenuti anch’essi in breve tempo dei fenomeni virali sul web.
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Trending rivoluzionerà la comunicazione su Facebook?

Il più popolare tra i social network è in questi giorni al centro di un rinnovamento radicale; infatti, se da una parte sta spingendo, più o meno velatamente, le aziende e le attività commerciali in possesso di fan page ad accrescere l’investimento promozionale a favore di un miglioramento di visibilità all’interno di una news feed sempre più “affollata”, l’incredibile notizia di questi giorni è la decisione da parte di Facebook di introdurre un nuovo servizio – Trending – grazie al quale sarà possibile seguire le discussioni più rilevanti a livello globale: attraverso questo strumento l’utente potrà scoprire così ogni giorno i contenuti, gli articoli e i topics che, in base alla mole di conversazione generata dai post pubblici, risulteranno più di “tendenza” all’interno del canale.

Sezione Trending

Il prodotto è in fase di test in alcuni paesi selezionati, ma Facebook ci ha già dato attraverso un aggiornamento qualche piccola anticipazione: per ora sappiamo infatti che la sezione apparirà in alto a destra sulla bacheca (lo spazio ora dedicato alle sponsorizzazioni) e visualizzerà, in base al grado di popolarità e d’importanza, gli argomenti quotidianamente più discussi e condivisi dagli utenti e dalle pagine del social. Non una novità assoluta, certo, dal momento che anche su Twitter questo avviene ormai da molto tempo: quel che stupisce qui è che tutto ciò avvenga su un social network che finora si è dimostrato piuttosto distante da queste dinamiche. Read More

Le vie dell’online advertising sono infinite

Quali grandi novità ci riserverà il nuovo anno sul fronte del mercato pubblicitario, online nello specifico?

Anche in Italia i numeri sono più che positivi e in costante crescita: dati alla mano, il trend dell’ultimo anno – secondo un recente rapporto di IAB Italia – registrerebbe un +7,7%, a fronte di un investimento totale di circa 1,5 mld di € (e per il 2014 si stima già un ulteriore incremento del +8,5%).


Cruci Ruzzle Adv

I canali e i mezzi di riferimento per gli investitori non cambiano, e presumibilmente saranno i grandi protagonisti anche per il prossimo anno:

  • display advertising – anche nel nostro paese si avrà una decisa affermazione del meccanismo del programmatic buying, grazie al quale si avrà la possibilità di pianificare le campagne su determinati spazi pubblicitari in base a criteri qualitativi del target (caratteristiche precise, comportamenti, abitudini)
  • video advertising
  • mobile
  • social media advertising

Proprio su questo ultimo fronte si preannunciano le più grandi innovazioni per l’intero comparto:
se da un lato infatti continueranno ad esistere e ad attirare investimenti gli annunci “tradizionali”, d’altro canto a mio parere guadagneranno sempre più terreno le tecniche promozionali “ibride”, come ad esempio le advertorial o la cosiddetta Native Advertising: metodologia che unisce contenuti pubblicitari a contenuti editoriali e/o alle attività dei propri contatti social in relazione a un determinato brand; mi riferisco soprattutto a sponsored stories, promoted posts, promoted tweets…
Tecniche promozionali efficaci ed incisive, sicuramente meno impersonali rispetto ad un banner di una generica marca x; d’altra parte questa è l’evoluzione che sta seguendo l’advertising online, il cui obiettivo non è solo quello di selezionare e colpire con la massima precisione possibile un dato target, ma anche soprattutto quello di intrattenerlo, incuriosirlo tramite storie e argomenti interessanti.
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There has never been a better time to create a brighter future


“Non c’è mai stato un tempo migliore per dar vita a un futuro più luminoso”
– è questo il messaggio di speranza sintetizzato in una recente campagna Unilever (Sunlight); un filmato emozionale e davvero toccante, nel quale si ribadisce quanto i grandi cambiamenti siano fondamentali per il miglioramento della nostra esistenza su questo pianeta. Anzi, in futuro dovremo dimostrare sempre più coraggio nell’agire e cambiare le situazioni, affinché i nostri figli e le future generazioni possano continuare a vivere su questa terra.

Let’s join forces, take action and make a difference“, insieme – continua il messaggio della campagna Sunlight – potremo fare grandi cose, perché la visione di povertà e sofferenza non deve farci richiudere in noi stessi, nel nostro fortino di sicurezze e modelli mentali: deve rappresentare piuttosto una grande spinta ad agire in prima persona e dare il nostro – piccolo, certo – ma personale contributo.

natale 2014

Un messaggio, questo, ideale a mio avviso per salutare le festività natalizie e dare il benvenuto a un nuovo anno con un rinnovato ottimismo e una sana dose di positività; proprio ciò di cui abbiamo bisogno, in tempi in cui la sfiducia, l’immobilismo e la rassegnazione hanno ormai preso il sopravvento
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