Un commento vi seppellirà!

Un nuovo fenomeno

Non è forse nulla di così eclatante a livello di notiziabilità, ma in quest’ultimo periodo un fenomeno in particolare è salito alla ribalta con una certa prepotenza sui social network (perlopiù Facebook, Twitter ed Instagram) e in generale su tutte le online community: i commenti degli utenti ai contenuti pubblicati dalle pagine – che si tratti di testi, foto o video – attirano quasi più interesse dei contenuti stessi.

ciccione

Mai come oggi è possibile osservare così tanta interazione tra i “commentatori” di un post, e allo stesso tempo così tanta attenzione e curiosità nella lettura dei commenti. Basta farsi un giro sui gruppi, sulle fanpage più seguite di vip e altre celebrities, sulle pagine istituzionali di aziende e di marchi famosi per accorgersi di cosa sto parlando (e i meme stessi sembrano confermare la tendenza).

Emblematico è poi il fatto che, sul mercato online statunitense, si sia perfino arrivati a discutere della possibilità di inserire le ads (gli annunci pubblicitari online) anche nei commenti ai post. Vista la crescita di interesse, quest’ultima sarebbe un’arma in più nell’arsenale degli inserzionisti. Il fenomeno, almeno a prima vista, dal proprietario di una pagina o di una community online non può che essere visto con favore, dal momento che:

+interazione = +viralità = +visibilità in rete

…fino a un certo punto però.

Alla ricerca di memorabilità

Negli ultimi tempi si sta affermando una tipologia specifica di commentatore sui vari social, un commentatore che adora stare al centro dell’attenzione, e che prova con tutti i mezzi linguistici a sua disposizione: tramite l’ironia, il sarcasmo – e talvolta anche con un filo di cattiveria – a ridicolizzare i soggetti protagonisti dei contenuti pubblicati dalla pagina (o a ridicolizzare la pagina stessa).

Oggi i commentatori che corrispondono a questo identikit sono diventati tematica di discussione e argomento portante di alcune community, anche molto seguite: quella più famosa è senza ombra di dubbio la fanpage Commenti Memorabili, che racchiude le gesta di individui alla costante ricerca di applausi e memorabilità.

misseri

Commenti Memorabili ha solo dato il là, dato che ad oggi ci sono tanti altri “luoghi di ritrovo” su questa falsariga: Le migliori foto per commenti, Commenti epici, Commenti ignoranti…. le pagine a tema si sprecano.

Troll 2.0

Non siamo più (soltanto) in presenza di troll capaci di “infiammare” in un colpo solo le discussione social allo scopo di suscitare polemiche e reazioni veementi nei lettori, qui abbiamo di fronte dei raffinati narcisisti in cerca di popolarità e autocelebrazione, dei soggetti pronti a sfoderare la formula ironica e sarcastica perfetta per poter “vincere l’internet”… o meglio per sbancarlo del tutto.

won internet

Questi “creativi della domenica” spesso non sono neppure interessati realmente al topic del post che si apprestano a commentare: per il semplice desiderio di attirare l’attenzione, le risate e l’approvazione di una community di fan, riadattano (quando non copiano direttamente) format lessicali ultra-consolidati, già visti altrove in mille salse e li inseriscono all’interno del feed di commenti. Troll molto più evoluti, insomma.

troll 2.0

Buoni o cattivi?

Al di là di tutto, molti di questi “cabarettisti social” posseggono un enorme genio creativo nella scritttura e si sanno inserire con un tempismo perfetto all’interno delle discussioni dei brand o delle celebrities… certo con un unico fine (non dichiarato): accumulare più like e consensi possibili, scalare fino ai primi posti la newsfeed dei commenti, entrare di diritto nella “hall of fame” di Commenti Memorabili e guadagnarsi così la gloria.

In tutto questo, il lavoro più grande spetta e spetterà in futuro a moderatori e community manager: ignorare o rispondere? Probabilmente la maggior parte delle aziende sceglierà la prima strada, anche se forse quella più corretta – visti anche i risultati in termini di engagement – potrebbe esser quella messa in atto sapientemente da Gianni Morandi (o da chi gestisce la sua pagina Facebook)… senza ombra di dubbio il più grande nel trattamento “diplomatico”, ma a tratti anche ironico e pungente, di Troll e Troll 2.0 🙂

morandi mare

morandi memorabile

 

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Real Time Marketing o Real Time Imitation?

Nei giorni scorsi abbiamo assistito alla diatriba in salsa social a causa di un colore non ben definito di un singolo vestito: blu e nero o bianco e oro? Questo il rompicapo visivo lanciato sul web da una cantante scozzese (Caitlin McNeill) attraverso una foto pubblicata su Tumblr, foto che si è trasformata in poche ore in fenomeno virale, attirando commenti e condivisioni a raffica. #TheDress ha generato un buzz enorme, in tutte le web communities.

Ci hanno pensato poi la scienza e la psicologiq a intervenire per fare luce sull’episodio, spiegando in poche parole un’evidenza fondamentale: non tutti riusciamo a percepire i medesimi colori in un oggetto, e questo per via di una diversa interpretazione da parte del nostro cervello.

the dress lego

La questione ha fatto arrovellare le menti di diversi internauti, convinti più che mai della propria posizione; ma la cosa più incredibile è proprio la portata virale – il buzz – che si è generata da un simile fenomeno, nella sua estrema semplicità (a riprova del fatto che non esista una ricetta di viral marketing precisa che ci dica esattamente come triplicare la visibilità di un messaggio): 670mila visualizzazioni nel giro di un’ora su Tumblr, milioni di Tweet e di condivisioni su Facebook, migliaia di articoli prodotti dalle testate web e da quelle cartacee.

Numeri altissimi, che sono andati peraltro incrementando nei giorni successivi. Numeri che hanno immediatamente ingolosito i brand da sempre attivi nell’ambito del Real Time Marketing, ovvero quella tecnica comunicativa che fa leva ‘sull’immediato‘, sulla creazione di contenuti (perlopiù visivi da postare sui social network) ispirati ad avvenimenti, eventi o notizie last-minute con l’obiettivo di sviluppare interesse e passaparola tra gli utenti, accrescendo così l’immagine complessiva della società.

Molte aziende si sono sbizzarrite anche in questo frangente, cercando la soluzione più geniale e fantasiosa per cavalcare al meglio il successo del trend #TheDress:

thedress

mms the dress

Il Real Time Marketing è sfruttato da un numero sempre più crescente di brand, non per niente l’online risulta essere la casa ideale per questa nuova frontiera della comunicazione. I più esperti in questo particolare tipo di approccio sono ad esempio Ceres, Durex, Lego e Barilla  solo per citarne alcuni – che da anni approfittano e prendono spunto dalle più svariate festività (come il primo aprile, la festa del papà, la festa della donna) o dalle notizie di attualità per dar libero sfogo alla creatività del proprio team di copywriter.

ceres real time marketing

Per una società, due sono i fattori decisivi per trarre il maggiore beneficio da questa tecnica: la velocità e l’ironia. Bisogna essere veloci, in modo da mostrarsi il più possibile reattivi agli stimoli esterni e battere sul tempo la concorrenza, con buone chance di ‘stamparsi’ nella mente dell’utente; questo però non basta, perché naturalmente il contenuto della comunicazione deve anche saper far divertire, emozionare. L’originalità è d’obbligo in questo senso.

L’errore più comune che può commettere un brand, tuttavia, è quello di andare dietro l’onda del successo a tutti i costi. Ecco che allora tutta la creatività insita in questa tecnica si corrompe, trasformando l’intera strategia in una sorta di inutile rincorsa al ‘buzz perfetto’, in real time marketing fine a se stesso. Una moda, a cui le società cercano di adeguarsi, talvolta con risultati scarsi quando non dannosi per la stessa immagine aziendale.

Una situazione che può davvero sfuggire di mano: una campagna di questo tipo, che per sua natura non verrà mai adeguatamente pianificata viste le tempistiche ristrette, rischia di diventare un flop colossale, o peggio un vero e proprio boomerang esplosivo per il brand. Quest’ultimo può infatti perder di vista i propri valori e la propria cultura di riferimento, l’istantaneità e la battaglia per l’engagement può portarlo ad ignorare del tutto la gravità di un avvenimento appena trascorso, con effetti spesso irrimediabili.

Della serie “Riflettere prima di postare“… come dimenticarsi dei tweet di alcune società che nel 2012 hanno avuto l’idea – davvero infelice – di sfruttare un terremoto per ottenere attenzione e qualche clic in più.

tweet terremoto

Direttamente da un blog Tumblr statunitense, vi propongo quindi un’antologia del peggio del Real Time Marketing, contenente alcuni dei tentativi più maldestri e imbarazzanti fatti dai brand in questi anni solo per cavalcare il successo di un trend.

Social and more – I trend più interessanti per il 2015 [Infografica]

Il 2014 è giunto ormai alle sue battute finali. Ma che anno è stato per il social media marketing? Quali fenomeni, quali trend di questo mondo vastissimo possiamo ritenere davvero significativi, quali quelli su cui investire nel 2015?

Personalmente ho tentato, attraverso un’infografica di mia creazione (mi scuso per eventuali imperfezioni a livello grafico, apprezzatene il tentativo :-)), a riassumere quei dati e quei trend degni di nota che hanno caratterizzato questo anno appena trascorso.

  • Visual Web – l’immagine, come pure il video e altri contenuti visivi, si stanno rivelando sempre più vincenti nel panorama della comunicazione social. Ecco perché attendersi per il 2015 un ulteriore passo in avanti per tutti quei canali e piattaforme online incentrate sul ‘visual’: Instagram, Pinterest, Tumblr, ma anche YouTubeVine e così via…
  • App di Instant Messaging – visti il successo e il numero di fruitori totalizzati in questi anni dalle varie Whatsapp, Snapchat, WeChat, Facebook Messenger, è lecito attendersi un ulteriore incremento per il prossimo anno. Questi strumenti diventano sempre più appetibili, sia come strumento di social CRM per le aziende che come canale pubblicitario per marketer e inserzionisti.
  • Social Media Advertising – l’advertising online continua a macinare risultati e in particolare gli annunci e i post sponsorizzati sui social network stanno vivendo un momento d’oro in questo periodo, grazie anche agli alti tassi di conversione raggiungibili; la competizione tra le piattaforme aumenta, chiaramente: non soltanto Facebook, ora anche Twitter e Linkedin propongono soluzioni pubblicitarie interessanti e sempre più mirate.

social media 2015

Che altro? Sicuramente, i contenuti creativi di valore (informativi come di intrattenimento) e in diversi formati continueranno ad avere un peso fondamentale nella comunicazione social, saranno sempre più decisivi e virali nello specifico quei contenuti ‘real time‘, ossia quelli prodotti ispirandosi a un grosso evento (come la notte degli Oscar, le olimpiadi) o a seguito di un episodio rilevante. L’azienda si inserisce in questo modo nelle discussioni virtuali e prova a fornire dei contributi coinvolgenti e di qualità per il pubblico.

Secondo il mio modesto parere, infine, un altro trend osservabile riguarderà le strategie di investimento messe in atto da parte di agenzie, marketer e social media manager, sempre più rivolte alla razionalizzazione del budget e delle risorse a disposizione. In pochi proveranno ancora a ‘gettarsi nella mischia’, impostando una presenza e un investimento su più canali, piuttosto si cercherà sempre più di concentrare i propri sforzi e la spesa in advertising su pochi canali, selezionati e mirati a seconda del proprio target, cercando se possibile di sborsare qualcosina in più per raggiungere livelli ottimali di visibilità.

Adwords e Facebook Ads, come visto, non sono più le uniche frecce all’arco di una promozione online efficace e con ritorni interessanti: nuovi tool, nuove piattaforme sono pronte alla sfida. Prepariamoci a un 2015 pieno di novità!

Per scaricare l’infografica in pdf: Social&More

Moderatori ‘umani’: questi sconosciuti

Sos Pasta

Che non sia un’attività semplice, soprattutto per i grandi brand con milioni di follower da “ascoltare”, è fuor di dubbio; ma talvolta, prima di compiere scelte che rischiano di esporre troppo l’immagine aziendale, è bene organizzarsi un tantino meglio e ponderare ogni possibile situazione di crisi o emergenza. Ancora di più se si decide di far gestire interamente una campagna o un contest da un sistema automatizzato, anziché da una persona in carne e ossa.

Mi riferisco all’#epicfail, se così possiamo definirlo, scaturito dall’iniziativa social Barilla “Sos Pasta” su Twitter: inviando un tweet con hashtag #SOSPasta, i follower possono ricevere indicazioni sui piatti da preparare in base agli ingredienti a loro disposizione. Un’idea di customer care certamente geniale e molto creativa, quella del team social di Barilla.

sos pasta

Se non fosse che qualche buontempone, con chiaro intento ironico, ha pensato di inviare la foto del proprio cane, mandando così in tilt il bot di Barilla (evidentemente non in grado di riconoscere il quadrupede come ingrediente) e ricevendo in risposta una serie di ricette tutte uguali in successione. Il caso di social fail è esploso in poche ore, facendo il giro delle web communities e solo dopo qualche giorno (il 21 luglio) un’entità “umana” della società ha provveduto a giustificare l’accaduto:

sospasta

Non è tuttavia l’unico caso di fail dovuto all’assenza di un moderatore in carne e ossa; per quanto i bot e i sistemi automatizzati stiano facendo passi in avanti notevoli, per alcune operazioni è (fortunatamente) ancora necessaria la presenza di una persona che possa supervisionare e monitorare l’andamento dell’iniziativa, specialmente quando si tratta di ricevere UGC – contenuti generati o elaborati dall’utente.

Mi tornano alla mente due casi esemplari del recente passato, altri due esempi di campagne social finite male che dovrebbero riuscire a far convergere aziende e agenzie su un punto, essenziale: la realizzazione di un contest o di un’iniziativa social nella quale si richiedano contributi creativi o feedback alla community non può prescindere dalla presenza di un moderatore umano (sia esso un community, un social media manager/strategist).

Cynar – “Scrivi il tuo finale leggero”,  rivelatosi poi in realtà un finale amaro per Cynar, con il quale la società, sulla base di una storia, chiedeva agli utenti di inventare e inoltrare un finale di poche righe all’interno di una piattaforma interattiva. In poche ore, una valanga di insulti e offese.

cynarIkea – “Manifesto del cambiamento“, una sezione interattiva sul sito di Ikea che invitava l’utente a esprimere la propria idea di cambiamento; un canale aperto, che dava la possibilità di scrivere qualsiasi cosa. L’operazione si è ben presto rivelata un boomerang, e ha danneggiato non poco la reputazione societaria. La wall del sito si è infatti riempito di offese e di invettive contro i vertici e contro le metodologie spregiudicate della multinazionale svedese, che ha poi giustificato con un comunicato la chiusura della sezione.

manifesto del cambiamento

L’alfabeto del ventunesimo secolo? That’s coding!

Molto più di una semplice skill, molto più di un requisito chiave per la ricerca di un posto di lavoro (che avrà sempre più peso più in futuro): la programmazione – o codingsecondo alcuni diventerà addiritttura l’alfabeto del XXI secolo.

We think of programming as literacy for the 21st century” (Zach Sims, Ceo di Codecademy)

I segnali non sembrano di fatto smentire tale dichiarazione, visto che, da un lato, in molte scuole elementari hanno deciso di introdurre la scrittura di codice come materia di studio obbligatoria, e le spinte alla diffusione di questa cultura nei più piccoli non mancano (One our of code o Coder dojo, solo per citarne alcuni). Dall’altro lato sembra sia in corso, sul web e sugli altri mezzi di comunicazione, una sorta di processo di sensibilizzazione verso l’apprendimento della disciplina, oggi sentita come indispensabile per tutti i futuri operatori dell’ambito digital.

È in questa direzione, per esempio, che si è mossa code.org, un’organizzazione no profit americana nata nel gennaio 2013 il cui obiettivo è incoraggiare le persone, gli studenti e le scuole ad avvicinarsi in modo deciso al mondo della programmazione. Il sito web dell’associazione contiene lezioni gratuite e testimonianze “di peso” sull’argomento. Ecco il video promozionale:

Su questa scia, e sfruttando il grande interesse riscosso dai linguaggi di sviluppo, sono nati in questi anni tante startup e tante iniziative volte a istruire e a diffondere il più possibile la conoscenza di questa materia. Iniziative e progetti di diverso tipo, più o meno pratici e rivolti a differenti target. Proprio su queste due linee di si è vista la maggiore differenziazione; ce n’è davvero per tutti i gusti, i servizi elencati di seguito sono solo alcuni dei più celebri:

Codecademy – probabilmente il più noto tra tutti i servizi; una web app interattiva, fatta di lezioni e di esercizi, con cui imparare la sintassi e il funzionamento di vari linguaggi di programmazione, da HTML a CSS, fino a PHP e JavaScript. Prevede il superamento di alcuni livelli e si caratterizza per un linguaggio “smart”, a tratti ironico; la filosofia del learn by doing è insita nello spirito dei suoi founder.

codecademy

credit: indexventures.com

Code Avengers – simile, per metodologia operativa e per interattività a Codecademy, questa piattaforma di insegnamento online (sviluppata da un team neozelandese) ha deciso di lavorare e investire molto sul design del prodotto e su un ottimo livello di user experience, rendendo l’applicazione intuitiva e le istruzioni degli esercizi più comprensibili.

The Women’s Coding Collective – come il nome fa intuire, si tratta di una community interamente dedicata al pubblico femminile; in particolare, il sito punta a sanare quel gap di genere, ancora molto forte, per quanto riguarda le competenze di web developing. Oltre ad uno spazio di discussione e di scambio dei feedback, il portale offre anche dei corsi di introduzione ai linguaggi HTML, CSS, Javascript e PHP.

logo wcc

Codebabes – ha fatto molto discutere questo metodo di insegnamento del coding a dir poco “alternativo”: il percorso di apprendimento dei vari linguaggi, anche qui, è basato sul superamento di alcuni step; la sola differenza è che, per motivare gli utenti (uomini) all’obiettivo, ad ogni test superato un’insegnante donna toglierà un vestito. Lo spogliarello, l’elemento sexy che dà un taglio irriverente e sicuramente originale al prodotto (tanto da far credere a molti che si tratti di un fake architettato per attirare click e visibilità).

Dalle critiche di sessismo piovute su quest’ultimo servizio ha avuto terreno fertile anche una versione satirica di Codebabes, una parodia “al femminile” in questo caso: Codedicks.

Anche in questo campo, le risorse offerte dal web sono pressoché infinite; sta a noi avere la lungimiranza, la giusta determinazione ma soprattutto la volontà di apprendere qualcosa di nuovo. Un nuovo processo di alfabetizzazione è partito.

 

Da #justmymoney a #coglioneno: rivendicazioni virali dei creativi italiani

Viral Communication

Il fenomeno virale che ha raccolto più consensi in rete in queste ultime settimane – in termini di condivisioni e apprezzamenti – è senza ombra di dubbio quello relativo alla campagna #CoglioneNo: una campagna video di sensibilizzazione in difesa dell’attività dei creativi italiani, una categoria di lavoratori troppo spesso bistrattata e talvolta non remunerata a sufficienza per i servizi prestati; un grido di rabbia e disperazione levatosi forte dalla voce di tre giovani videomakers (dell’agenzia Zero Pirate Videomakers), i quali, in modo ironico e anticonvenzionale, rivendicano maggiore tutela e rispetto verso il lavoro creativo.
Una mini-serie in tre parti molto originale, che riesce insieme a strapparci un sorriso e a farci riflettere su una questione così delicata; serie che ha sollevato all’interno della blogosfera e delle diverse web communities spunti e riflessioni interessanti tra gli addetti ai lavori, raccogliendo anche qualche voce “fuori dal coro”. Ecco uno dei 3 video:

Un messaggio di sensibilizzazione dalla portata virale elevata, affinché il tessuto imprenditoriale prenda coscienza del problema denunciato nei filmati e arrivi così a trarre due importanti conclusioni: il creativo è un lavoratore e come tale va remunerato per le sue prestazioni; ma ancora di più: il creativo è un professionista nel suo settore – alla pari di medico, un avvocato o un commercialista. Non è un hobby il suo, ma un mestiere a cui dedica quotidianamente ingenti risorse e sacrifici, rischiando in prima persona, pertanto è buona prassi non sminuirne continuamente l’operato. Le frasi e le dichiarazioni che coinvolgono fantomatici nipoti/cugini/amici del cliente di turno sono ormai cimeli da museo delle cere, leggende con tasso di credibilità pari a zero.

Intorno a questo argomento, molto sentito nel mondo freelance, alcune agenzie hanno già puntato la propria strategia di comunicazione. Ho rintracciato due casi esemplari, divenuti anch’essi in breve tempo dei fenomeni virali sul web.
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Trending rivoluzionerà la comunicazione su Facebook?

Il più popolare tra i social network è in questi giorni al centro di un rinnovamento radicale; infatti, se da una parte sta spingendo, più o meno velatamente, le aziende e le attività commerciali in possesso di fan page ad accrescere l’investimento promozionale a favore di un miglioramento di visibilità all’interno di una news feed sempre più “affollata”, l’incredibile notizia di questi giorni è la decisione da parte di Facebook di introdurre un nuovo servizio – Trending – grazie al quale sarà possibile seguire le discussioni più rilevanti a livello globale: attraverso questo strumento l’utente potrà scoprire così ogni giorno i contenuti, gli articoli e i topics che, in base alla mole di conversazione generata dai post pubblici, risulteranno più di “tendenza” all’interno del canale.

Sezione Trending

Il prodotto è in fase di test in alcuni paesi selezionati, ma Facebook ci ha già dato attraverso un aggiornamento qualche piccola anticipazione: per ora sappiamo infatti che la sezione apparirà in alto a destra sulla bacheca (lo spazio ora dedicato alle sponsorizzazioni) e visualizzerà, in base al grado di popolarità e d’importanza, gli argomenti quotidianamente più discussi e condivisi dagli utenti e dalle pagine del social. Non una novità assoluta, certo, dal momento che anche su Twitter questo avviene ormai da molto tempo: quel che stupisce qui è che tutto ciò avvenga su un social network che finora si è dimostrato piuttosto distante da queste dinamiche. Read More

La guerra social della pasta

Come sappiamo, da giovedì 26/09 il marchio Barilla si trova al centro di una polemica infuocata per via di una dichiarazione quantomeno “avventata” rilasciata dal suo manager, Guido Barilla, all’interno del programma radiofonico “La Zanzara”. Senza entrare nel merito su quanto sia politically correct una simile uscita (da molti condannata a priori, da altri ritenuta una valutazione oggettiva del “target di mercato” a cui lo stile comunicativo del brand intende mirare), quel che è certo è che da quel momento si è acceso un dibattito crossmediale dalle proporzioni bibliche, e come spesso accade di questi ultimi tempi è sul web che l’argomento ha registrato i giudizi e le critiche più infervorate, arrivando persino a svettare tra i trending topics di Twitter.

E i brand concorrenti? Naturalmente non sono rimasti a guardare e hanno anzi approfittato subito dello scivolone per controbattere con strategie comunicative piuttosto ironiche; tentando di mostrare la propria apertura mentale certo, un’apertura funzionale però ad un obiettivo nemmeno troppo celato: ingraziarsi quella rilevante fetta di mercato che Barilla sembra voler ignorare dalla propria brand identity.
Ne è nata insomma una vera e propria guerra social tra produttori di pasta, che si son battuti a suon di creatività e contenuti virali
Come nel caso di Bertolli Germania, che attraverso un’illustrazione davvero originale sulla sua pagina Facebook ha ribadito a gran voce “Pasta und Liebe für alle!” (Pasta e amore per tutti).

Immagine Bertolli Social

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