Google Maps? Ti dirà anche quando puoi fare la spesa

google maps cartina

Una bella novità in arrivo per tutti gli amanti dello shopping compulsivo (ma non solo) che ogni giorno si trovano a combattere contro un nemico implacabile: la mancanza di tempo. E le code, si sa, ne fanno perdere tanto di tempo. Vorremmo evitarle ovunque e comunque.

Nell’ultimo aggiornamento dell’applicazione mobile di Google Maps è stata introdotta una feature con la quale è possibile sapere, in tempo reale, il “livello di sovraffollamento” presente in un locale o in un qualsiasi altro esercizio commerciale.

Google Maps Feature Gif

Non più solo una stima: Google Maps ora ci dirà in qualsiasi momento se un locale è affollato o meno.

Si tratta di un update in linea con l’obiettivo (nonché la missione) portato avanti da Big G ormai da qualche anno: quello di informare, fornendo risposte il più possibile pertinenti e complete alle richieste effettuate dall’utente sul motore di ricerca.

Non a caso, infatti, proprio questa nuovo feature è un’evoluzione di Popular Times, funzionalità introdotta soltanto un anno fa che, tramite un grafico a barre, faceva una previsione sugli orari di punta di un negozio nel corso della settimana. Dati e analisi ottenute in base allo storico delle visite in-store rilevate in passato.

bar

Ora invece le informazioni non saranno più soltanto una semplice stima, ma ci diranno in real-time se (e quanto) sia sovraffollato un negozio, un bar, un supermercato, evitandoci così a monte code o perdite di tempo a cercare un parcheggio. Con la voce “People typically spend”, poi, Google Maps fornisce anche un’indicazione di massima sul tempo trascorso dalle persone in quel luogo.

In definitiva, a cosa può servire l’innovazione tecnologica, se non a migliorare la nostra vita? Di sicuro quest’innovazione, nell’immediato, ce la semplificherà non poco, permettendoci di ottimizzare tempo e spostamenti, con innumerevoli vantaggi anche per quanto riguarda più in generale la questione della mobilità sostenibile.

Non è tutto. Perché questa, a mio modo di vedere, è una novità che a lungo andare potrebbe trasformare radicalmente il nostro modo di pianificare gli acquisti, e di riflesso anche le nostre abitudini di consumo.

L’alfabeto del ventunesimo secolo? That’s coding!

Molto più di una semplice skill, molto più di un requisito chiave per la ricerca di un posto di lavoro (che avrà sempre più peso più in futuro): la programmazione – o codingsecondo alcuni diventerà addiritttura l’alfabeto del XXI secolo.

We think of programming as literacy for the 21st century” (Zach Sims, Ceo di Codecademy)

I segnali non sembrano di fatto smentire tale dichiarazione, visto che, da un lato, in molte scuole elementari hanno deciso di introdurre la scrittura di codice come materia di studio obbligatoria, e le spinte alla diffusione di questa cultura nei più piccoli non mancano (One our of code o Coder dojo, solo per citarne alcuni). Dall’altro lato sembra sia in corso, sul web e sugli altri mezzi di comunicazione, una sorta di processo di sensibilizzazione verso l’apprendimento della disciplina, oggi sentita come indispensabile per tutti i futuri operatori dell’ambito digital.

È in questa direzione, per esempio, che si è mossa code.org, un’organizzazione no profit americana nata nel gennaio 2013 il cui obiettivo è incoraggiare le persone, gli studenti e le scuole ad avvicinarsi in modo deciso al mondo della programmazione. Il sito web dell’associazione contiene lezioni gratuite e testimonianze “di peso” sull’argomento. Ecco il video promozionale:

Su questa scia, e sfruttando il grande interesse riscosso dai linguaggi di sviluppo, sono nati in questi anni tante startup e tante iniziative volte a istruire e a diffondere il più possibile la conoscenza di questa materia. Iniziative e progetti di diverso tipo, più o meno pratici e rivolti a differenti target. Proprio su queste due linee di si è vista la maggiore differenziazione; ce n’è davvero per tutti i gusti, i servizi elencati di seguito sono solo alcuni dei più celebri:

Codecademy – probabilmente il più noto tra tutti i servizi; una web app interattiva, fatta di lezioni e di esercizi, con cui imparare la sintassi e il funzionamento di vari linguaggi di programmazione, da HTML a CSS, fino a PHP e JavaScript. Prevede il superamento di alcuni livelli e si caratterizza per un linguaggio “smart”, a tratti ironico; la filosofia del learn by doing è insita nello spirito dei suoi founder.

codecademy

credit: indexventures.com

Code Avengers – simile, per metodologia operativa e per interattività a Codecademy, questa piattaforma di insegnamento online (sviluppata da un team neozelandese) ha deciso di lavorare e investire molto sul design del prodotto e su un ottimo livello di user experience, rendendo l’applicazione intuitiva e le istruzioni degli esercizi più comprensibili.

The Women’s Coding Collective – come il nome fa intuire, si tratta di una community interamente dedicata al pubblico femminile; in particolare, il sito punta a sanare quel gap di genere, ancora molto forte, per quanto riguarda le competenze di web developing. Oltre ad uno spazio di discussione e di scambio dei feedback, il portale offre anche dei corsi di introduzione ai linguaggi HTML, CSS, Javascript e PHP.

logo wcc

Codebabes – ha fatto molto discutere questo metodo di insegnamento del coding a dir poco “alternativo”: il percorso di apprendimento dei vari linguaggi, anche qui, è basato sul superamento di alcuni step; la sola differenza è che, per motivare gli utenti (uomini) all’obiettivo, ad ogni test superato un’insegnante donna toglierà un vestito. Lo spogliarello, l’elemento sexy che dà un taglio irriverente e sicuramente originale al prodotto (tanto da far credere a molti che si tratti di un fake architettato per attirare click e visibilità).

Dalle critiche di sessismo piovute su quest’ultimo servizio ha avuto terreno fertile anche una versione satirica di Codebabes, una parodia “al femminile” in questo caso: Codedicks.

Anche in questo campo, le risorse offerte dal web sono pressoché infinite; sta a noi avere la lungimiranza, la giusta determinazione ma soprattutto la volontà di apprendere qualcosa di nuovo. Un nuovo processo di alfabetizzazione è partito.